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The circle of poets

Manifesto

Milano, oggi, appartenenza. Insiemi di poetica, le idee piantate come alberi oltre tutti i confini. La circolarità di una linea crea un cerchio, un centro, un nuovo principio senza inizio e senza fine. L'uomo è cerchio, racchiude all'interno l'umanità stessa. Risuonano all'unisono i pensieri dal centro alla circonferenza, nel contenuto e nello spazio dell'incontro. Ora. Chiudi gli occhi e descrivi quello che vedi.

 

Are you a poet?

Condividere e partecipare spaziando con l'entusiasmo del pensiero come sola libertà. Allarghiamo il cerchio, il cerchio dei poeti.

Inviaci i tuoi lavori: pittura, fotografia, scultura, scrittura, musica…, nell’unità dell’arte

 

Sono nato un mattino di ventiquattro anni fa, era febbraio ed appena ho visto la luce ho gridato: «Motore e azione!» Ho iniziato a recitare prima ancora di conoscere la differenza tra gioco e lavoro, le mie passioni sono presto diventate la luce e il movimento: con la luce posso pensare venticinque volte al secondo. E il pensiero è movimento, l’immaginazione è movimento, il cinema è luce e movimento, ma come il tempo è un’illusione, le emozioni no, quelle ci cambiano. Il futuro ha reso accessibile il presente, ma ora nessuno più ascolta lucidamente. Ogni svolta prevede un imprevisto e parlare semplice è difficilissimo! “Il cinema è la vita con le parti noiose tagliate fuori”. Quando giochi col tempo delle persone i secondi diventano fotogrammi. Un’immagine vale più di mille parole e fare un cattivo film è tanto facile quanto farne uno buono, ma il risultato può cambiare chi lo vede, illuminare la sua anima, alimentare la sua immaginazione che è l’unico strumento di creazione dell’uomo.

 

In una città cosmopolita, ricca di realtà contrastanti e basata sulla frivola apparenza, ogni disciplina legata all’arte deve riproporsi, senza rinnegare il passato, partendo con entusiasmo dal principio che essa possa ancora esercitare innovazione. La mia espressione nel campo compositivo dispone un gioco irrefrenabile tra positivo e negativo, bianco e nero, pieno e vuoto fino a sfidare la percezione dell’osservatore a cercare il suo soggettivo equilibrio e bilanciamento tra spazio e linee.

 

Quarto di una generazione di addetti ai lavori, ho avuto la fortuna di crescere nello studio di mio padre e mio nonno, frequentato da grandi artisti. Giocavo tra opere d’arte, assorbendo come una spugna tutto quello che vedevo ed udivo. Sicuramente senza la mia passione, anzi un vero e proprio amore per l’arte, forse non sarebbe bastato il vivere in un contesto artistico per decidere di diventare un gallerista. Proprio il mio amore per l’arte mi ha portato ad aprire una galleria che si occupa prevalentemente di giovani. Scoprire nuovi talenti, aiutarli a crescere con una sorta di rapporto mecenate/critico/gallerista e crescere a mia volta con loro, è il sogno e l’obiettivo della mia vita, così come il cercare d’avvicinare il più possibile le persone all’arte. Un mondo senz’arte non è per me concepibile, ammiro troppo gli artisti, chi sa creare, dipingere, scrivere o comporre, forse perché non essendo in grado neanche di tenere una matita in mano, traslo su chi è creativo la mia passione e tutta la mia energia ponendola al loro servizio e quindi al servizio dell’arte stessa. Aiutare giovani artisti ad emergere, a crescere e a lasciare anche un solo piccolo segno in questo mondo, sarebbe la mia realizzazione personale e professionale.

 

L’immaginazione artistica deriva in parte dal nostro subconscio. La mente subconscia contiene il deflusso delle emozioni che, così struggenti, sono inadeguate ad esprimersi entro limitazioni sociali strutturate. Nella mia espressione artistica, il concetto è l’aspetto più importante del lavoro, è l’idea che fa da motrice. Con l’utilizzo di materiali, oggetti e strumenti multimediali basati sul tempo (time-based media), i miei progetti sono un emblema di esperienze, punti di vista e riflessioni personali. Essi vengono presentati sotto forma di installazione, dopo aver preso decisioni specifiche nella scelta dei mezzi di comunicazione e lo studio del loro funzionamento in relazione con il pubblico.

 

So di essere curioso e le mie curiosità mi hanno, sin da adolescente, spinto a cercare di capire anche come l’uomo potesse collocarsi all’interno del mondo attuale e dunque tra il prossimo. Nel mio percorso di studi ho avuto modo di approfondire e comprendere sia l’iter progettuale dei prodotti, che mi ha da sempre affascinato, sia, in un secondo momento, la prospettiva dei servizi, centro focale della rivoluzione che stiamo vivendo. Oggi, infatti, le tecnologie più innovative ci spingono verso una nicchia ambientale sempre più ristretta, in un modo che sembra “alienante”. Sembra che stiamo perdendo aspetti della vita che andrebbero non soltanto riscoperti, ma che meriterebbero investimenti di pensiero e di azione concreta, con metodo e organizzazione adeguati. Non solo in una prospettiva di rivalutazione culturale del mondo della creatività globalmente considerato, che include arti cosiddette “minori”, ma anche e soprattutto, affinando tutte quelle tecnicalità progettuali e comunicative in grado di formare competenze specifiche e capacità di innovazione e imprenditorialità.

 

Il tatuaggio è stato impiegato presso moltissime culture, sia antiche che contemporanee, accompagnando l’uomo per gran parte della sua esistenza. A seconda degli ambiti in cui esso è radicato, ha potuto rappresentare sia una sorta di carta d’identità dell’individuo, sia un rito di passaggio. Purtroppo, oggi giorno, tutto è dovuto, tutto è facile, certi valori sono andati perduti o si perdono dietro la voglia di apparire delle persone: la maggior parte delle persone si tatua per “moda” o per scimmiottare qualcuno, ed è molto triste. Il mio lavoro non è solo eseguire ciò che è il desiderio del cliente, ma assumere il ruolo di amico, confidente, “psicologo”. Non è possibile descrivere a parole la soddisfazione che provo dopo aver realizzato un tatuaggio, il cliente/amico che mi guarda con il sorriso e le lacrime di gioia, che mi abbraccia! Ho l’onore di realizzare un segno indelebile sul corpo di qualcuno, qualcosa che lo accompagni per il resto della sua vita.

 

Processo creativo: cerco di esprimere me stesso attraverso una forma artistica che potrebbe essere il costume da bagno. Ma non sono un artista, sono uno a cui piacciono le belle cose - non quelle nuove o costose - ma charmose e shabby chic. Rispetto la perfezione e mai nessun artista l’ha raggiunta, quindi non elogerei mai un artista più di un altro. Forse Madre Natura.

 

La via delle arti, o scienze, è il più profondo, lungo e concreto metodo di acquisizione della realtà, ad oggi sempre più articolata e lontana dal senso. Sta a colui che la percorre riuscire ad essere testimone e promotore del senso, verso chi ancora non ha sete e modo di osservare. L’immagine è la più forte presenza nella mente dell’uomo ed è attraverso di essa che cerco di sostenere ed esprimere il senso del tutto... dell’unità che ci circonda. Augurandomi di poter coinvolgere i fruitori a quel definito senso tanto osservato e ricercato. Ciò che più mi rende presente, sin da quando ne ho memoria, è l’espressione in materia solida, palpabile e fruibile, di ciò che ho acquisito, vissuto e compreso.

 

Spunti, metodo e riflessioni di un giovane architetto. Arriva sempre, in maniera ciclica, un cambiamento che non sta tanto nei cambiamenti del mondo, ma in coloro che riescono a coglierli, e da questi evolversi, calamitando a sé il resto del genere umano. Ci sono persone capaci di comprendere, all’interno di un determinato momento storico, gli aspetti più positivi e quelli più negativi di ciò che ci circonda, sfruttando le potenzialità offerte, per trasformarlo in qualcosa di migliore. L’architettura ne è un esempio, forse quello più evidente, poiché se dalle altre forme d’arte possiamo indirettamente sottrarci, di questa non possiamo farne a meno. È tutta intorno a noi ed i suoi cambiamenti, le sue geometrie, sono le manifestazioni più palesi delle volontà dei singoli che trasformano ciò che ci sta attorno.

 

Non esiste nessuna creazione, nessuna creatività. Solo la supponenza e l’ignoranza ci possono far credere di poter “creare”. “Colui che fa dal niente”, il creativo, è un concetto ridicolo. “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.” Non siamo altro che manipolatori di materia. La conoscenza non è mai stata a portata di mano come oggi, è giunto quindi il momento di evolversi di superare il passato, uscire dal Medioevo. Questo è ciò che m’ispira, avere una profonda conoscenza della realtà, se così si può definire. Avere la fortuna di avere a propria disposizione così tanta conoscenza e non sfruttarla è qualcosa d’infimo, di misero. Io stesso combatto ogni giorno con me stesso per volgere la mia vita verso questa strada, ma non è semplice… “Sapere aude!” ovvero “Abbi il coraggio di conoscere!”. Oggi ci sono tante tensioni che aleggiano nell’aria. Si è spinti a dover essere come qualcuno, a fare sempre qualcosa, ma senza mai sapere chi sia veramente quel qualcuno e cosa si stia facendo fino in fondo. Siamo sommersi da quest’accelerazione del tempo costante, da questa psicosi della sovrapproduzione e dalla concorrenza. Ebbene io credo che la condizione umana non sia statica, ognuno può prendere le briglie di questo dinamismo ed essere se stesso, essere libero. È questo il regalo più grande, il più grande insegnamento che ci dà la musica: la libertà. Assapora la libertà, culla la tua anima.

 

Se c’è una parola che prediligo questa è “cogliere”, avendo molto a che vedere con il mestiere dello scrittore, a prescindere che egli utilizzi l’inchiostro o la luce per trasmettere le sue percezioni. Da cogliere deriva la parola coglitura in netta relazione con la cultura, dal latino “colere”: coltivare, attendere con cura. Impressionare sulla pellicola un certo momento significa, per me, averlo saputo attendere con la stessa pazienza del contadino che sa quando spiccare il frutto nel suo culmine di maturità. I frutti poi non possono che essere donati alla collettività, cosicché questa possa spargere i semi rendendo la cultura uno spazio senza confini, uno spazio abitabile in cui poter crescere con un’identità formatasi da chi ha saputo afferrare il presente del suo tempo. Solo allora si potrà raggiungere un cambiamento, si potrà dire di aver fatto della cultura. Cogliere e donare: i punti focali del mio lavoro.